Il Territorio
La Ferita e la Tenacia: Oltre il Terremoto
Da gibellina una storia di riscatto
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, la terra tremò e il tempo si fermò.
In un istante, il devastante terremoto del Belìce inghiottì l’antica Gibellina, trasformando case, stradine e secoli di memoria contadina in un silenzio di macerie. Ma dalle ceneri di quel dolore nacque un prodigio: venti chilometri più in là, la vita è tornata a fiorire sotto forma di una “città ideale” unica al mondo.
Grazie alla visione illuminata di Ludovico Corrao e alle mani visionarie di maestri come Burri, Consagra e Mendini, le ferite profonde della terra si sono transfigurate in arte monumentale: un canto d’amore e rinascita scolpito per sempre nell’eternità.
La scelta di restare
mentre la nuova Gibellina risorgeva come un museo a cielo aperto scolpito nell’arte, nostro padre compì il gesto che avrebbe segnato per sempre la nostra storia: si rifiutò di voltare le spalle a Contrada Chiarenza.
Ancorato da un legame viscerale a quelle colline ferite dal destino, non si arrese alle macerie. Scelse di restare, custodendo in quella terra il respiro del passato, la dignità del presente e la promessa del nostro futuro.