Il Territorio
La Ferita e la Tenacia: Oltre il Terremoto
Memoria, Arte e Rinascita
A poche centinaia di metri dai nostri terreni sorge il Grande Cretto di Alberto Burri, una delle opere di Land Art più imponenti e famose del pianeta. Questa monumentale distesa di cemento bianco, che si estende su oltre 80.000 metri quadrati seguendo il profilo della collina, è un immenso sudario teso a custodire i resti di Gibellina Vecchia, il borgo interamente cancellato dal brutale terremoto del 1968.
La genesi dell’opera risale ai primi anni ’80, quando molti artisti internazionali risposero all’appello del sindaco Ludovico Corrao per far risorgere Gibellina Nuova, ricostruita a 20 chilometri di distanza. Quando Alberto Burri visitò la zona nel 1981, si sentì estraneo alla nuova città e chiese di essere portato tra le macerie del vecchio centro: scosso e profondamente colpito dall’orrore della distruzione, decise che avrebbe creato la sua opera solo lì, dove il dramma si era manifestato. Le macerie delle case crollate furono così compattate, protette da reti metalliche e ricoperte da una colata di cemento alta circa un metro e sessanta.
Il dettaglio più straordinario del Cretto risiede nelle sue celebri fenditure; i lunghi corridoi calpestabili che tagliano i blocchi di cemento non solo ricalcano l’antico impianto urbanistico e le vecchie strade del borgo, ma racchiudono un significato ancora più profondo. Nelle intenzioni dell’autore, quelle spaccature restituiscono visivamente il trauma della terra che si squarcia e si rompe durante il terremoto. L’opera accoglie i suoi visitatori nel silenzio della natura, interrotto solo dai suoni della vita di campagna, un silenzio in cui sembra rimbombare ancora il frastuono del sisma e il tremore convulso della terra. Questo trauma viene restituito nelle fenditure che il Cretto rinnova e ripete, come se fosse un eterno movimento del suolo; la massa bianca che ricopre il luogo della ferita la mostra ancora viva e, al tempo stesso, la trasfigura in poesia, facendone un “resto” capace di rendere eterna la memoria dell’accaduto e di riscattarne il dolore.
Coltivare la terra e produrre il nostro olio extravergine d’oliva a pochissimi passi da un capolavoro di tale portata culturale ci riempie di orgoglio e responsabilità. La vicinanza con il Cretto guida i nostri gesti quotidiani tra i filari. Coltiviamo i nostri ulivi con rispetto assoluto per il passato e con il desiderio profondo di custodire, dentro ogni goccia del nostro olio, l’anima più pura e l’identità autentica di questa terra.
L'Antico Presidio Fortificato
A ridosso dei terreni della nostra azienda agricola, integrata nello straordinario panorama collinare che circonda la nostra proprietà, sorge una storica torre di avvistamento in pietra locale. I documenti storici dimostrano che questa struttura è al centro della vita rurale da secoli. La sua posizione conferma il ruolo strategico che ha avuto nel passato per la difesa dell’entroterra siciliano.
Questa struttura faceva parte della fitta rete di avvistamento medievale della Valle del Belìce. Nata per sorvegliare le vallate, la torre è oggi un simbolo straordinario di resistenza: è una delle pochissime testimonianze storiche della zona rimaste intatte dopo il devastante terremoto del 1968.
Per noi, questo antico presidio è una presenza familiare e un elemento identitario indissolubile. Condividere quotidianamente l’orizzonte con questa storica rovina unisce la storia profonda della nostra terra alla passione con cui lavoriamo e produciamo ogni giorno.